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Parlano di noi

Mario Bobba con il progetto Cities Underground traccia le coordinate di una ricerca visiva che non si limita mai al dato descrittivo, e indica la chiave di lettura del suo lavoro nell’approccio personale che si realizza in totale sintonia con i soggetti rappresentati. Ecco allora che, guidato dalla consapevolezza dell’autore, e dopo un’attenta e puntuale analisi delle immagini, ho potuto riconoscere nel tema di questo lavoro una vera e propria intenzione programmatica di stile e di contenuto. Ben presto ho creduto che l’ispirazione di Mario Bobba affondi le sue radici in alcuni particolari capitoli della storia della fotografia, quando l’inganno della mera riproduzione della realtà dello strumento fotografico veniva sorprendentemente superato. In particolare, ho pensato alla fiorente stagione della fotografia documentaria americana, delle grandi campagne fotografiche e dei photographic essay che miravano alla comprensione degli eventi, attraverso l’approfondimento visivo e testuale e il racconto rispettoso della storia. In quegli anni il progetto della FSA (Farm Security Administration) portò alla luce il ritratto inedito ed esauriente della vita rurale americana durante la Grande Depressione. Ed è proprio a quella mirabile stagione fotografica (iniziata nel 1937, per iniziativa del Governo degli Stati Uniti) che Dorothea Lange si riferisce quando sostiene che, in certi particolari campi, la fotografia dimostra quanto poco i nostri occhi ci consentano di vedere. Il sociale, il quotidiano, la strada, la storia che viviamo e in cui siamo immersi ogni giorno della nostra vita sono, probabilmente, i campi, o i contesti, a cui la grande fotografa fa riferimento. Gli stessi che sembrano interessare le fotografie di Mario Bobba quando esprimono la volontà di superare lo stereotipo e di raccontare le trame nascoste di ogni racconto. Ciò si evince, ad esempio, dall’attenzione riservata agli sguardi delle persone e dall’analitica descrizione delle architetture e delle opere d’arte, che distinguono ogni singola metropolitana sfatando ogni ipotesi di omologazione. In “Cities Underground” tutto è interpretazione, punto di vista e sentimento: un sorriso che si fa largo tra i passeggeri di un treno di New York è in grado ancora di stupirci; oltre la scala mobile della metro di Napoli, alla stazione Toledo, possiamo imbatterci con meraviglia nell’opera del designer spagnolo Óscar Tusquets Blanca; a Parigi lo sguardo sognante di un bambino può davvero rasserenare i nostri pensieri tra i rumori delle rotaie.


Denis Curti

Direttore Artistico della Casa TRE OCI di Venezia
Galleria Still Love, Milan
Direttore de “Il Fotografo”